Piatti tipici dei Castelli Romani - Dolci

Nell'arte dolciaria i prodotti locali sono molto pochi, di origine popolaresca e legati alle festività religiose come i quaresimali «maritozzi», il «pan giallo» natalizio e i «bigné di San Giuseppe». Degna di nota anche la gustosissima «crostata di ricotta» da riferirsi alla diffusione e qualità della ricotta romana che ha dato luogo ad una serie di preparazioni entrate nella storia e nelle tradizioni delle città nei dintorni di Roma. Si tratta di una base di pasta frolla coperta da uno strato di ricotta freschissima mescolata con zucchero, tuorli d'uovo, scorza grattugiata di arancia e limone, uva sultanina, pinoli, piccoli canditi di cedro e arancia e un profumo di cannella. I «maritozzi» sono pagnottine dolci arricchite di uva passa, pinoli e spesso di frutta candita, indicatissime per la prima colazione. Più che la formula, simile ad altri dolci, incuriosisce l'origine del nome, che qualcuno ritiene sia un peggiorativo di marito. La tradizione di regalare i maritozzi alle fidanzate potrebbe interpretarsi tanto come un augurio quanto come un invito allusivo. Anche per quanto riguarda i dolci, certe raffinatezze risalgono alla tradizione cardinalizia, prima fra tutte la cioccolata che ancora oggi a Roma viene prodotta da varie iniziative artigiane secondo ricette legate a conventi e ordini monastici. Infatti, gli alti prelati non sono rimasti insensibili alle tentazioni della gola: un'annosa diatriba ha tenuto impegnati dotti studiosi, per esempio, sulla questione se la cioccolata approdata in Europa con il ritorno di Cristoforo Colombo dal Nuovo Mondo appena scoperto fosse da considerarsi cibo di grasso o di magro e, quindi, consentito o meno durante il lungo periodo di Quaresima. Il quesito venne risolto quando l'erudito cardinale Francesco Maria Brancaccio diede alle stampe un saggio di una settantina di pagine apparso sul finire del Seicento, nel quale, con approfonditi studi stabiliva per la felicità dei colleghi, e certo anche propria, che la cioccolata era alimento di magro e come tale concessa anche nei periodi penitenziali.

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