I Castelli Romani ormai da tempo immemorabile sono specializzati nella coltivazione dell'olivo: fin dai tempi più antichi gli abitanti di Roma consumavano l'olio dei colli vicini. L'olio migliore veniva trasportato con grandi navi in otri di cotto detti "dolium" ed esportato nei paesi del Mediterraneo, in particolare a Marsiglia. Oggi nei Castelli Romani esistono ancora cave di pietra "albana", da Albano, da cui si ricavavano le macine per la frangitura delle olive. A Frascati vi sono la Chiesa e l'Osteria della Molara, a Lanuvio i resti del Tempio di Ercole Olivario, a Roma il tempio intatto di Ercole Oleario sulla riva del Tevere. Questa grande tradizione è dovuta soprattutto alle favorevoli condizioni climatiche ed ambientali della zona: il terreno fertile dei Castelli Romani si è formato dalle ceneri e dai lapilli dell'eruzione del Vulcano Laziale, avvenuta nel quaternario. Sono terreni asciutti, molto ricchi in superficie di sali minerali, poco argillosi e ben drenati. Nella zona sono ancora attive alcune decine di frantoi. L'Olio Extravergine di Oliva dei Castelli Romani è un prodotto con richiesta di riconoscimento. Deve essere ottenuto da olive della varietà carboncella, corva, frantoio, leccino, moraiolo, olivastra, pendolino, rioncella e rosciola, presenti da sole o insieme per almeno l'80%. A queste varietà se ne possono aggiungere altre in quantità percentuale non superiore al 20%. Il colore dell'olio messo in commercio deve andare dal giallo oro al verde chiaro, limpido e lucente, con sapore armonico, dolce, fruttato, appena amaro e con un eventuale gusto di mela o mandorla. Il grado di acidità massima è pari allo 0,8%.
Stagionalità: tutto l'anno - la nuova produzione si trova da ottobre a dicembre
Itinerario per la degustazione: tutti i Castelli Romani - (consigliato l'assaggio della bruschetta)