Secondo Trilussa, perfino le diatribe politiche si spengono o si assopiscono dinanzi ad un piatto di spaghetti. Un piatto di fettuccine fatte in casa immerse in un intingolo profumato rosso vivo, chiama il buongustaio ad un peccato di gola. Farina di grano duro, uova, sale, un po’ d’acqua e … una grande forza di braccia, sono gli ingredienti per le fettuccine, trionfanti da tempo immemorabile sulle nostre tavole. Acqua e farina e a Roma, nei Castelli Romani e nel resto del Lazio, nascevano le lacne, le fregnacce, i maccaroni, le sagne, gli strozzapreti, le pincinelle e le cellette condite con le regaglie di pollo, i funghi porcini, il sugo di lepre, la pajata, ...
Come non poter citare, parlando di tradizione castellana, la pasta e broccoli, la pasta e ceci, la pasta e fagioli, la zuppa di cavoli con baccalà... Connubi meravigliosi tra pasta e verdure facilitati dalla complicità di un fondo di cottura arricchito da odori ed olio d’oliva (oggi), grassi animali fino al non lontanissimo dopoguerra. Allora al mattino presto dalle cucine dei vari caseggiati risuonava il canto delle “battilonte”, un coro che significava l’inizio di un lavoro culinario che si sarebbe concluso solo con il rintocco delle campane di mezzogiorno. La battilonta, ormai in disuso, era una tavoletta rettangolare di legno, abbastanza spessa, usata dalle massaie per preparare il “battuto”, cioè la base di cottura, senza olio, per le minestre. Con un coltello ben affilato, un pezzo di lardo, il sedano, la cipolla, l’aglio, la carota ed il prezzemolo venivano ridotti in una poltiglia pastosa da versare nella pentola, possibilmente di coccio, per dare vita con gli altri ingredienti del caso alla gustosissima minestra.
Dovendo parlare di cucina romanesca un posto degno di lode deve essere dato agli gnocchi di patate. Le patate vanno cotte, sbucciate, schiacciate con lo sfragnipatate (schiacciapatate) e lasciate raffreddare. Subito dopo si impastano con tanta farina fino ad ottenere un impasto compatto e morbido da ridurre in bastoncini lunghi tagliati poi in tanti quadratini, su ognuno dei quali con un dito si crea una piccola fossetta sufficiente da accogliere il sugo. Cotti in pochi minuti in abbondante acqua salata, ben sgocciolati vengono messi in una zuppiera per essere conditi con sughi a base di carne con pomodoro e parmigiano, oppure a base di guanciale con pomodoro e pecorino.